Durante il 5° evento della community DecentralizedAI -Philtech abbiamo compreso la realtà che si cela dietro al termine: Smart Contract. D.AI 5 – SMART CONTRACTS- [Reading time 40 sec.]

<A computerized transaction protocol that executes the terms of contracts> (N. Szabo, smart contracts 1994). Un protocollo informatico in grado di eseguire determinati termini contrattuali (Un semplice distributore automatico ne è uno chiaro esempio).

Nel mondo Blockchain gli Smart contract sono davvero dei contratti? Tecnicamente no, sono software rappresentati sul registro distribuito e lì “immutabilmente” conservati. Il termine Smartcontract è stato adottato nel mondo delle criptovalute nel contesto dell’allocazione o distribuzione di Token o servizi in maniera automatica, principalmente riferendosi ad Ethereum. Il fondatore stesso VitalikButerin ha espresso il suo rimpianto sull’adozione di questo termine fraintendibile, ridefinendoli “Persistent scripts”.

Dunque lo “smart contract” è solo il software per l’esecuzione del contratto o è il contratto stesso?

Nulla esclude che le parti giungano ad un accordo attraverso uno scambio di linee di codice atte a manifestare, nell’ipotesi più semplice, proposta e accettazione. Ma aldilà della forma del contratto, un secondo problema è il rischio linguistico, cioè che le dichiarazioni contrattuali vengano rivolte in una lingua che i destinatari non conoscono o possono fraintendere.

Pertanto, qualora un soggetto intenzionato a concludere uno “smart contract” rivolga la propria proposta e l’oblato accettasse in un linguaggio di programmazione comunque ignoto al proponente, il contratto non potrà considerarsi giuridicamente valido.

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